La Nasa affronta finalmente la questione di un’antica civiltà marziana

L’unica cosa che accomuna i cervelloni della NASA e i teorici della cospirazione è il fatto che Marte una volta era molto diverso da come lo vediamo oggi con i suoi grandi oceani, fiumi e laghi che coprivano gran parte della sua superficie.
Eppure, i rover della Nasa che hanno scandagliato la superficie marziana e scattate spettacolari immagini ravvicinate non hanno trovato alcuna prova che potesse avvalorare l’esistenza di primordiali forme di vita o singoli batteri sopravvissuti in qualche modo alle forti radiazioni cosmiche che fanno di Marte un pianeta estremamente inospitale.
Il motivo del disaccordo con quelli della NASA sono le affermazioni fatte dai teorici della cospirazione secondo i quali un’antica civiltà extraterrestre potrebbe aver costruito enormi templi e strutture simili a quelle innalzate sulla Terra dai nostri antenati. Un’altra interessante teoria suggerisce che la vita su Marte sia andata distrutta a seguito di una devastante guerra nucleare.
La teoria si è sviluppata nel 1976, quando la sonda spaziale della NASA, la Viking I, ha inviato sulla Terra l’immagine del “volto di Marte”, considerato da molti una sorta di monumento artificiosamente costruito, e molto simile alla sfinge egiziana. Numerosi sono i video che settimanalmente appaiono sul canale YouTube i quali vengono abilmente montati da prolifici cacciatori di anomalie marziane che trascorrono ore nell’esaminare le immagini inviate dal rover Curiosity. Non è la prima volta che il veicolo robotizzato si è imbattuto con strane anomalie marziane alcune delle quali completamente dissonanti con il desolato ambiente circostante. Finora le cosiddette scoperte hanno permesso di osservare enormi muri in rovina, strutture piramidali, cerchi in pietra e resti fossilizzati di animali e umanoidi.
Ora la NASA sembra non voler escludere completamente la teoria sostenuta dai teorici della cospirazione visto che le numerose tracce rilevate su Marte sembrano indicare l’esistenza di un antico ecosistema che in qualche modo avrebbe potuto consentire lo sviluppo di creature multicellulari. Alla luce di tutto ciò, non bisogna illudersi che di punto in bianco la NASA decida di divulgare ciò che ha scoperto veramente sulla superficie di Marte, e questo per quei motivi che tutto noi sappiamo. 

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