Quanto può’ resistere ancora la civiltà Umana?

La longevità della nostra civiltà è stato il tema di un convegno tenutosi nel mese di  settembre 2013 a Washington DC. Il simposio è stato organizzato e guidato dal titolare della Library of Congress Astrobiology, David Grinspoon, all’interno di una sala decorata in modo sontuoso rispecchiando lo stile delle più lussuose ville dell’antica Pompei prima che venisse distrutta da un’enorme eruzione vulcanica.
La complessità dell’argomento fu tale che risultò difficile trovare delle risposte ai quesiti su quali potrebbero essere le sorti della nostra Civiltà un affannoso tema che innesco’ un dibattito di ampio respiro tra i relatori e il pubblico intervenuto alla conferenza. Oltre ad aver affrontato alcuni temi scientifici e tecnologici, si era discusso anche dello stato attuale dell’economia e della politica, il destino dell’ambiente, e soprattutto su come smaltire i bicchieri di plastica prodotti dalla McDonald, appositamente progettati per essere utilizzati per soli 20 minuti.
Mai prima d’ora la civiltà umana è stata condizionata così seriamente dai malumori del nostro pianeta. Con oltre 7 miliardi di individui sulla Terra, le limitate delle risorse naturali e il crescente inquinamento dell’ecosistema e’ giunta l’ora di rivedere alcune politiche incerniate sullo sfrenato consumismo di massa.  Inoltre, la scienza e la tecnologia hanno raggiunto notevoli progressi al punto da poter modificare sostanzialmente l’ecosistema del nostro pianeta. 
Il mondo naturale e il nostro impatto su di esso è stato uno dei principali argomenti dibattuti durante il simposio. 
Odile Madden, scienziato e ingegnere presso il Museo Smithsonian, ha affermato che spesso tendiamo a considerare la natura come un regno incontaminato e separato dall’influenza umana e dal suo stile di vita.
Quel mondo in cui molti pretendono di essere i padroni sta per ribellarsi come se non volesse più accettare la nostra presenza con i tutti i nostri prodotti in plastica, come quelli largamente diffusi dalla McDonald .
She Said afferma che il nostro atteggiamento sterile ci impedirà di interagire in modo genuino con la natura satura dei nostri rifiuti.
Mentre la nostra esperienza moderna tende a farci scollegare dalla Natura, Rick Potts, paleoantropo e direttore dello Smithsonian Human Origins, ha dichiarato che il modo migliore è quello di pensare come i nativi americani che erano un tutt’uno con la natura visto che ne rispettavano le leggi e il suo naturale ciclo .
In passato, questo atteggiamento può aver contribuito all’uomo di sopravvivere e adattarsi ai cambiamenti ambientali . 
La Terra è un ecosistema in perenne movimento.
I relatori hanno convenuto che mantenere il mondo “così com’è” non è possibile, né auspicabile. Dal momento che la nostra presenza ha avuto un notevole impatto sul pianeta alterandone l’equilibrio, dovremmo addossarci le colpe per tutte quelle modifiche ambientali che stiamo apportando alla nostra cara e preziosa Terra. Nel creare tante nuove specie attraverso le biotecnologie, potremmo correre  il rischio di generare una moltitudine di nuove forme di vita in un’artificiosa esplosione cambriana . Siamo proprio costretti a ricorrere a tutto ciò?  Possiamo ancora evitare il collasso finale del nostro pianeta se solo lo volessimo.
Fonte di riferimento: astrobio.net

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