Volo MH370 : individuati via satellite i possiblii resti del Boeing 777

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Alle 10:00 di ieri mattina, il primo ministro malese ha ricevuto una telefonata dal Primo Ministro Australiano, che lo informava che due possibili oggetti legati alla ricerca’ del volo MH370 erano stati individuati nell’Oceano Indiano meridionale.

L’Australian Maritime Safety Authority (AMSA) continua a coordinare la ricerca dei dispersi dell’aeromobile della Malaysia Airlines attraverso una missione di ricerca e di soccorso condotta dall’ Australia, con l’assistenza della Australian Defence, l’Air Force della Nuova Zelanda Air e la US Navy. Il Rescue Centre di coordinamento dell’AMSA (RCC), ha ricevuto le immagini satellitari di oggetti possibilmente correlati alla ricerca del volo MH370. Il centro dii coordinamento Australiano ha effettuato una prima valutazione delle immagini satellitari commerciali. La valutazione di queste immagini sono state fornite dall’Organizzazione australiana  Geospatial Intelligence come la possibile presenza di detriti a sud ovest di Perth.  Come risultato di queste informazioni, quattro aerei sono stati incaricati di estendere le loro ricerche in un’area di 2500 chilometri a sud ovest di Perth.  Un aereo della Royal Australian Air Force P-3 Orion è arrivato in zona alle ore 10:50 circa.  Il professor Alexander Babanin, direttore del Centro per Ocean Engineering, Scienza e Tecnologia presso la Swinburne University of Technology in Australia, è un esperto di onde oceaniche e venti. Egli afferma che i dati suggeriscono che i detriti galleggianti avrebbero potuto essere trasportati a 100 km dal suo sito originale, anche in condizioni climatiche normali. In media nel mese di marzo l’altezza delle onde nella zona di ricerca si aggira intorno ai tre metri, secondo i dati satellitari. “Qualora si verificano delle  tempeste queste onde possono diventare molto più grandi  “, ha dichiarato Alexander Babanin, facendo notare che le onde estreme potrebbero raggiungere i sei metri. “Poiché le onde hanno una diffusione direzionale,  è improbabile che tutti i frammenti finiscono nello stesso 
luogo,visto potrebbero anche essere distribuiti lateralmente su una superficie di 50 chilometri o giù di lì”, ha aggiunto  l’oceanografo. Le correnti oceaniche potrebbero trascinare il materiale sotto la superficie: 
“Ci sono vortici di grandi dimensioni che possono risucchiare qualsiasi cosa. Dipende da quanto è grande l’oggetto e se ha qualche capacita’ di galleggiamento. Se l’oggetto galleggia sulla superficie del mare esso potrebbe essere trasportato molto piu’ lontano, forse ancor più che delle onde che a causa delle correnti oceaniche possono diventare più forti rispetto alle correnti d’onda indotta “. Alexander Babanin ha aggiunto: 
“Da qualche altra parte ci potrebbero essere altri detriti trasportati dalle correnti ma questa possibilita’ allo stato attuale sembra essere piuttosto azzardata.” Egli ha riferito che i sottomarini di ricerca potrebbero operare solo nelle zone dove i fondali marini non sono suscettibili alle forti correnti ; inoltre il relitto dell’aereo  avrebbe bisogno di essere recuperato rapidamente, perché le emissioni elettroniche trasmesse dalla “scatola nera”  durano circa un mese e sono gia’ trascorsi 12 dalla scomparsa dell’aereo.
Il Boeing 777 della Malaysia Airlines , che trasportava 227 passeggeri e 12 membri dell’equipaggio, era scomparso nelle prime ore dell’8 marzo dopo avere virato drasticamente uscendo fuori rotta sul Mar Cinese meridionale.
La ragione per la deviazione rimane ancora sconosciuta, anche se gli investigatori ritengono fosse il risultato di “un’azione deliberata” perpetrata da qualcuno che si trovava a bordo.  Il funzionario John Young dell’Australian Maritime Safety Authority (AMSA)  ha riferito che il più grande oggetto avvistato dal satellite è stato valutato avere la  lunghezza di 24 metri . I due oggetti sono stati individuati nell’Oceano Indiano meridionale,a circa 2.500 chilometri (1.553 miglia) a sud ovest di Perth.  Sul luogo dove affiorano i presunti rottami dell’aereo è stata inviata una nave mercantile  affiancata dalla 
nave militare ‘australiana HMAS Success, attrezzata per il recupero di relitti che potrebbero non appartener al volo MH370″. La ricerca internazionale dell’aereo è stata segnata da numerosi depistaggi, ma le ultime foto sono il primo indizio solido in quanto la zona di ricerca è stata ampliata in modo significativo lo scorso fine settimana per ispezionare una vasta parte dell’Oceano Indiano. L’espansione delle ricerche si e’ basata dalla lettura dei radar e dai dati satellitari, e ha coinvolto due grandi corridoi di ricerca, che si estendono a sud nell’Oceano indiano e a Nord in Asia centrale.
La maggior parte degli analisti avevano favorito il corridoio meridionale, affermando che era improbabile che l’aereo possa aver volato in quella zona passando inosservato ai rilevamenti radar di una dozzina di paesi che monitorano il corridoio settentrionale. “Le foto satellitari sono state scattate Domenica scorsa, per cui gli oggetti sono rimasti alla deriva per quattro giorni  il che li rende un incubo logistico da  individuare”, ha dichiarato il ministro 
della Difesa australiano David Johnston. Il ministro dei Trasporti della Malesia,Hishammuddin Hussein ha sottolineato l’urgente necessità di verificare e “confermare” quello che le immagini hanno mostrato in quella zona tra le più isolate del mondo.

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